Inflazione: Confesercenti, torna a crescere. L’aumento dei prezzi delle voci di spesa incomprimibili mette sotto pressione le famiglie a basso reddito

L’inflazione torna a farsi sentire. A gennaio l’aumento mensile dei prezzi (+0,4%), il più elevato dallo scorso luglio, interrompe una fase di rallentamento e riaccende le preoccupazioni sul potere d’acquisto delle famiglie.  A trainare la risalita sono infatti le voci di spesa incomprimibili, quelle che incidono in misura maggiore sui bilanci delle famiglie e che non possono essere rinviate o ridotte. Rispetto a dicembre, i prezzi dei beni alimentari aumentano dell’1%, quelli legati all’abitazione del 3,1%, mentre i beni energetici regolamentati registrano un balzo dell’8,7%. Dinamiche che pesano in modo sproporzionato sulle famiglie a basso reddito, già fortemente esposte all’erosione del potere d’acquisto. Ricordiamo che, secondo i dati di Banca d’Italia, il 43% circa delle famiglie ha un reddito inferiore ai 30mila euro l’anno.

È quanto sottolinea Confesercenti commentando le stime preliminari sull’inflazione diffuse dall’Istat.

Sul fronte energetico, in particolare, i prezzi internazionali di petrolio e gas segnano un aumento di quasi il 14% rispetto alla fine di dicembre, recuperando interamente la flessione osservata dopo la scorsa estate. Un andamento che rischia di tradursi rapidamente in nuovi rincari per famiglie e imprese. Preoccupano anche i beni ad alta frequenza di acquisto, per i quali l’Istat anticipa un incremento dello 0,8% su base congiunturale e del 2,1% su base tendenziale, oltre il doppio del dato medio.

Nel complesso, pur non mettendo ancora in discussione la stabilità generale dei prezzi, questi andamenti rappresentano un campanello d’allarme da non sottovalutare. La tenuta dei consumi e le prospettive di crescita dipendono in larga misura dalla capacità di spesa delle famiglie: l’accelerazione del Pil nell’ultimo trimestre del 2025 è stata favorita anche dal calo congiunturale dei prezzi (-0,4%), che ha sostenuto i consumi. Un sostegno che rischia ora di venir meno, con effetti negativi già a partire dal primo trimestre del 2026. È quindi necessario mantenere alta l’attenzione su energia, beni essenziali e sostegni ai redditi più fragili, per evitare che la ripresa venga frenata da nuove tensioni sociali e da un ulteriore impoverimento delle famiglie più vulnerabili.

 

 

 

 

 

 

 

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